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40 anni di musica "pericolosa". Nicola Piovani si racconta a Suona Italiano

La sala da concerto al primo piano dell'Italian Cultural Institute di Belgrave Square lentamente si riempie. In mezzo al prestigioso salone un lampadario di cristalli illumina il "padrone" della serata: un elegantissimo pianoforte a coda, un Fazioli -il "re" dei pianoforti italiani- che promette una leçon-concert indimenticabile. Altro non potrebbe essere, visto che a suonarlo sarà un'eccellenza italiana nel mondo: il Maestro Nicola Piovani. Al suo ingresso in sala, un applauso emozionato lo accoglie. Raffinato nel suo completo nero, con una fine sciarpa al collo che subito ci riporta in atmosfere dolcemente felliniane, il Maestro saluta e ringrazia.

La bellezza è ciò per cui vale la pena vivere


Quindi prende la parola ed entra nel vivo del tema della serata di Suona Italiano - kermesse musicale organizzata dalla Fondazione Musica di Roma- dal titolo "La musica è pericolosa", che è anche il titolo del suo libro (edito da Rizzoli, ndr)

"Vi starete chiedendo come mai il titolo della nostra serata è "La Musica è pericolosa"... questa è una frase di Federico Fellini che per empatia e per affetto negli anni è diventata anche mia. Per Fellini era pericolosa perché lui era vulnerabile, fragile, e la musica oltre che a commuoverlo lo impauriva.

Alle volte lo vedevo asciugarsi gli occhi dietro gli occhiali. Una volta mi confidò: "La musica posso ascoltarla solo quando lavoro... mi fa paura, ma quando lavoro mi sento al sicuro, dentro uno scafandro di protezione. I musicisti per me sono degli eroi, dei palombari che si espongono alle note musicali e a tutta la loro potenza..."
Un giorno mi disse una cosa che non scorderò mai: "Una nota. Un'altra nota. Una pausa. Un'altra nota, una pausa, e poi tre note di seguito. Perchè questa sequenza mi commuove, a cosa allude? Come può strangolarmi di emozioni?"

La sala è così assorta e silenziosa che sembravamo tutti palombari in apnea nel suo racconto.

"Metaforicamente condivido questa strana "patologia" di Fellini. Per me la musica è pericolosa, così come lo sono le cose belle, quelle che ci danno emozione. Perché è solo la bellezza, l'emozione, che ci modifica.
E ogni tipo di bellezza lo fa: quella estetica ma anche quella scientifica.
La musica ti porta alla bellezza che ti sconvolge, che ti cambia. Ma è ciò per cui vale la pena vivere"

Il Maestro Nicola Piovani alterna l'esecuzione di alcuni dei suoi pezzi più famosi seduto al Fazioli ai racconti di musica, cinema e teatro camminando avanti e indietro sul parquet lucido del salone.
Dai dettagli tecnici di cui sono affamati gli amanti della musica (come il suo metodo di racconto in musica "a gittata") a divertenti episodi successi sul set con Fellini (da un oboe confuso da Fellini con un fagotto ne La voce della Luna, ai lampi di genio del regista), fino ad aneddoti per cinefili e curiosi.

piovani-racconta

E così scopriamo, per esempio, che la colonna sonora di Caro Diario per motivi tecnici fu scritta, composta e registrata da Piovani in soli 15 giorni, e rimaniamo attoniti nello scoprire che i tanto decantati "esperti di mercato" fecero di tutto perché La vita è bella, (che nel 1999 vinse tre premi-oscar come miglior film straniero, miglior attore protagonista e miglior colonna sonora, ndr), non venisse distribuito.

"Temevano che Benigni avrebbe stroncato la sua carriera con quella pellicola. Poi insistettero che quantomeno andasse cambiato il finale. Un lieto fine, sapete, dopotutto il film sarebbe uscito a Natale..."

Qualcuno tra i presenti chiede al Maestro se lui personalmente sentiva invece dietro la potenza di quel film, l'aria da Oscar.

"Quando lessi la sceneggiatura – di Vincenzo Cerami - rimasi colpito, mi sembrò un'opera coraggiosa e altamente poetica.
Il mio compito di compositore musicale non era semplice, però: per la struttura stessa del film – la prima parte era una commedia brillante, la seconda parte era tragedia. Dovevo trovare un fil rouge tra le note che bilanciasse le due assi del racconto. Sul protagonista, Guido Orefici, il personaggio leggero del primo atto infatti, sarebbe arrivata la mannaia, la scure più grave della storia del '900, scure metaforicamente rappresentata dal treno (che portava ai campi di concentramento di Bergen-Belsen, ndr).
Il tema centrale del film però era quello lirico-amoroso, il punto più alto era il messaggio mandato dal megafono da Guido Orefici alla sua bella, Dora.
Invece, a livello di premi, oscar o altro, sinceramente non osavo immaginare come sarebbe stato l'impatto sul pubblico e la critica"

E così, tra un episodio di vita e un altro, Nicola Piovani dà magistralmente voce al pianoforte attraverso brani come La voce della luna, una suite di Caro Diario (la sua preferita, ndr), La notte di San Lorenzo, l'immancabile La vita è bella e Luci sulla città di Chaplin (il brano che, più di ogni altro, avrebbe voluto scrivere lui!)

In coda esegue "Il tango della cimice" di Majakovskij che fa vibrare il parquet, il lampadario e i lavorati cornicioni d'oro del primo piano dell'Istituto.

Il Maestro si alza in piedi e accenna un inchino.
Ça va sans dire: la leçon-concert è finita.
La platea, come un sub alla fine dell'immersione, recupera le energie e il fiato, e si alza in piedi in un'emozionata standing ovation.
La musica è pericolosa, da togliere il fiato.

Due parole (e un Nero d'Avola) con il Maestro Piovani


Tra i calici di vino Made in Italy, gli arancini, il paté di olive e il vivace chiacchiericcio di sensazioni post-concerto, il Maestro offre a chi lo desidera qualche minuto per le domande. Ed eccoci qui anche noi di VIVILONDRA.it

Nicola Piovani e Gloria Danili per VIVILONDRA.it
Nicola Piovani e Gloria Danili

GD: Maestro, in un mondo che continua –quasi ossessivamente- a sviluppare tecnologie e ridurre la realtà in stringhe http, lei afferma che è il TEATRO il LINGUAGGIO DEL FUTURO. Cosa rende quest'invenzione antichissima e atavicamente analogica, una realtà non solo attuale ma anche visionaria e futuristica?

NP: Con il moltiplicarsi dei mezzi di riproduzione di musica finta, sintetica, il rapporto teatrale DAL VIVO, quello in carne e ossa, diventa sempre più prezioso. Perché appunto è vivo, non replicabile. La musica suonata dal vivo è la musica della vita. Anche se è imperfetta. Anche se il pianoforte ha un tasto che non funziona. Anche se, per qualsiasi motivo, c'è una piccola variazione.
La musica riprodotta, la musica perfetta, al contrario, è la musica della morte.

GD: Maestro, alcune colonne sonore cui ha lavorato in questi anni (basti pensare a Pinocchio) contengono in sé l'elemento della FAVOLA. Cosa rappresenta per lei e che valore ha, ancora oggi, la fiaba?

NP: Come genere letterario, le favole sono dei viaggi verso la crudeltà della vita. Per quanto noi "grandi" ci sforziamo di rassicurarli e dare spesso loro visioni (fin troppo) pacificate, i bambini la paura e il senso del pericolo ce l'hanno dentro.
Le grandi fiabe sono crudelissime: Pollicino, Cappuccetto Rosso... Sono terribili. Spesso poi, nelle favole della buonanotte i finali vengono un po' diciamo..."aggiustati"... o come farebbero i bambini a dormire subito dopo? (il Maestro sorride, ndr, e poi riprende)
Ai bambini le favole servono. Servono per riconoscere in quei mondi irreali e immaginari gli archetipi della vita reale: e così l'orco delle favole è il bullo della classe che fa paura, la maestra "cattiva" è la strega, quella "buona" la loro fata turchina, la salvatrice.

GD: Nel 2011 ha portato in scena I viaggi di Ulisse ... Cosa rappresenta il VIAGGIO per lei? Si sente un viaggiatore?

NP: Il viaggiatore mentale Carlo Emilio Gadda lo chiamava "viaggiatore stanziale": colui che viaggia seduto alla sua scrivania, nella sua stanza.

Io per lavoro viaggio parecchio, tanto che, quando posso scegliere di viaggiare in libertà... sto a casa.
E, a proposito del viaggiare, mi faccia aggiungere una cosa: il nemico numero uno del viaggio è il turista. Per favore, lo scriva. (Il maestro ride e io anche, ndr)

GD: Ci racconta un'esperienza (l'incontro con una persona, un avvenimento, un fatto) che le ha cambiato la vita?

NP: Direi ... che sono stati gli incontri. Gli incontri con persone che per me hanno avuto un enorme significato: da Marco Bellocchio a Silvano Agosti, da Elsa Morante a De Filippo, ... e come dimenticare lui, Federico Fellini.

GD: Il suo compositore preferito, di ieri e di oggi?

NP: Ravel, Handel, Verdi, Piazzolla, Duke Ellington, Rufus Wainwright, Alexandre Desplat, Brad Mehldau sono solo i primi che mi vengono... ma ce ne sono così tanti che dovrei andare avanti all'infinito!

Ringraziamo l'Istituto Italiano di Cultura di Londra per l'intervista.

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