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Musica e impegno politico. VIVILONDRA.it incontra i 99 Posse


photo Francesca Capra© - francescacapra.com

Gloria Danili ha intervistato - per VIVILONDRA.it - Luca Persico 'O Zulù, in occasione del concerto a Londra dei 99 Posse dello scorso 9 settembre. Una chiacchierata durante la quale si è parlato di cultura in Italia, dei molti connazionali che espatriano all'estero e della dolorosa questione palestinese. Ecco l'intervista integrale, con alcune domande scelte tra quelle che i nostri utenti hanno posto nel contest #chiediloAi99.

Arrivo trafelata alla tube di Camden Town. Sono già le 6.30pm. Nelle orecchie il mio vecchio iPod spara “Strano e straniero”.

Intervista ai 99 PosseCorro lungo la High Street e schivo le bancarelle in chiusura, zigzagando tra negozietti vintage, anziane signore dai capelli azzurri e tatuaggi a stella sugli zigomi, e ragazzi con camicie a quadri e Vans che parlano italiano.

Sono in ritardo per l’intervista, e devo assolutamente intercettare i 99 prima del soundcheck. Al civico 11 di Middle Yard trovo la band seduta per una breve pausa sui tavoli di legno fuori dal locale: mi precipito dal loro agente, mi presento e mi ritrovo seduta con 'O Zulù (Luca Persico).

L’intervista comincia, e le domande sono state scelte tra quelle che ci avete inviato voi nel contest #chiediloai99.

Anche se viviamo qui a Londra, continuiamo a seguire le cronache italiane e, aspettandovi nella tappa albionica, non ci è certo sfuggita la recente notizia dell’annullamento del vostro concerto a Verona per motivi controversi. Il bollettino ufficiale parla di “motivi di sicurezza”, mentre voi, come abbiamo letto dalla vostra pagina Facebook, parlate di motivi spiccatamente politici, da parte di organizzazioni neofasciste. Com’è andata?
LP: E’ una strategia antica, di solito le autorità di polizia creano un clima di tensione legato all’eventualità che al nostro concerto arrivino categorie border-line: delinquenti, gente pericolosa, o i black bloc, sai, i soliti stereotipi. Ma noi l’abbiamo sempre vissuta col sorriso sulle labbra… (O Zulù accenna un sorriso, e poi aggiunge) E’ vero, c’è chi viene a sfogare la sua rabbia ai nostri concerti - non siamo ragazzini di chiesa - ma non siamo certo persone che fomentano e invitano a violenze gratuite.

Le critiche a ciò che non funziona non si traducono in azioni materiali, o comunque non di tipo violento, ma semmai sono proteste, come la lotta all’anti-fascismo o l’impegno civile… ma non vogliamo la violenza, di sicuro non la sera del nostro concerto. Noi non abbiamo interesse a fare la guerra, e nostro malgrado dobbiamo fare i superiori. La cosa più assurda poi, è che l’estrema destra parla di “incitamento alla violenza al nostro concerto” quando loro la praticano quotidianamente. Ma essere anti-fascisti oggi significa difendere i valori della nostra Costituzione, combattere in nome dei principi della nostra democrazia, non certo andare in giro in gruppo a cercare la vittima.

Giovani italiani che vanno all'estero. Espatriare o rimanere? Should I stay or should I go?
LP: Andare o rimanere… ci sono pro e contro di ogni scelta… magari andare via ti offre qualche possibilità di lavoro in più… ma d’altro canto ci sono altri problemi da affrontare, come i nazionalismi locali. Anche i paesi più emancipati sono meno accoglienti di un tempo. La stessa Inghilterra con la recente ribalta di Farage non è certo esempio di tolleranza verso culture che arrivano aldilà dei propri confini. Ci vuole coraggio a espatriare ma ce ne vuole anche a stare in Italia e provare a cambiare le cose. Oggi i giovani del nostro paese vogliono cambiare le regole, vogliono capire, esserci, essere protagonisti della propria storia e del proprio tempo.

99 Posse in concerto
photo Francesca Capra© - francescacapra.com

Cultura e arte in Italia. Cosa non va e cosa si potrebbe fare.
LP: Fondamentalmente l’interesse da parte delle istituzioni italiane nell’investire nella cultura non c’è. L’arte nella migliore delle ipotesi è “un passatempo di gente che se lo può permettere”… continua a non essere considerata, e neppure ad essere vista come mezzo di creazione di posti di lavoro.

Molte aziende in Europa stanno investendo sulla musica… la musica, come altre arti, contribuisce ad arricchire il turismo. Guarda solo tutto l’organico che serve per l’organizzazione di un evento …l’Italia si ostina a rimanere indietro, ma per fortuna qualche esempio felice comincia ad esserci: la regione Puglia infatti sta lanciando piccole etichette discografiche, o organizza grandi eventi o strutture per la realizzazione di prodotti musicali o cinematografici che resteranno nel tempo.

Questione palestinese. Quando è cominciata la vostra battaglia?
LP: Per me è sempre stata una battaglia, combattuta fin da quando ero ragazzino. Ho viaggiato molto tra Palestina, Giordania, Kurdistan e Iraq… e ho stretto mani, guardato persone negli occhi, raccolto le loro storie. Ho un tatuaggio in onore del mio amore alla causa palestinese ('O Zulù batte due volte la mano sul petto, e continua) Ora c’è stato l’ultimo terrificante attacco a Gaza, ma è solo l’ultima delle brutture. O meglio, è solo l’ultima delle brutture che conosciamo.

Il viaggio peggiore in Palestina l’ho fatto, pensa un po’, in periodo di pace: non dimenticherò mai un ragazzo che piangeva, disperato, respinto al check-point.  Non poter uscire dalla sua città per lui significava non andare a lavorare, “no pane per sfamare i suoi tre figli” mi ha detto in lacrime.
Perché quando c’è una guerra, c’è l’esercito e ci sono i bombardamenti c’è solidarietà internazionale. Ma la vera guerra là c’è tutti i giorni, anche nei giorni di “pace”.

Hai mai avuto paura?
LP: La prima volta in Palestina siamo stati fatti prigionieri dall’esercito israeliano. Eravamo entrati a Ramallah x portare i medicinali ad Arafat al Compound presidenziale e abbiamo superato il coprifuoco. Eravamo insieme a dei gruppi di appoggio internazionale provenienti da tutti il mondo. C’erano francesi e c’era Bovè (leader no global, ndr) Fummo inseguiti da un carro armato che ci ha raggiunti e ci ha costretti a stare in una casa (abbattuta poco tempo dopo). Sì, lì ho avuto paura.

Solidarietà, condivisione, comunità. Parole datate o attuali?
LP: Sono tre parole che ci definiscono come persone. Ci definiscono personalmente come 99 Posse.

Sono le 19.00, Rosario chiama Luca, la band sta per iniziare il soundcheck, deve lasciarmi. Mentre lo accompagno al locale gli chiedo:

In conclusione, 99 Posse buoni o cattivi guaglioni?
LP: Buoni, dài. In fondo ho un tatuaggio: TDM, che significa Tesoro di Mamma, ma anche terrone di m….

O’ Zulù si mette a ridere, e anche io.
Grazie Zulù, e W l’Italia. Tutta.

Dedica di Luca Persico a VIVILONDRA.it

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